BETT 2019 – Il futuro che è già qui

Abito elegante, grandi occhi neri e tanta emozione; così Henri, studente svizzero di origini asiatiche di 9 anni si presenta davanti al gruppo di persone riunite per ascoltarlo. Il tema è molto interessante e la responsabilità è grande: presentare la propria scuola. La scuola di Henri è molto speciale, infatti dopo la sua brillante introduzione il dirigente prende la parola e racconta, con l’aiuto di fotografie e piccoli video, come la tecnologia Google abbia cambiato non solo l’approccio didattico, ma anche l’intera organizzazione dell’istituto. La didattica impostata con i Chrome Books ha permesso un approccio dinamico ed integrato dei contenuti e delle lezioni, il cloud ha portato la condivisione in rete di informazioni e di documenti utili all’amministrazione ad un livello superiore. È poi la volta di Annick, una docente russa di scuola secondaria di primo livello che vuole raccontare come attraverso la tecnologia si possa personalizzare così tanto la didattica da raggiungere tutti i ragazzi, in modo da aiutarli non solo a formarsi ma a raggiungere più consapevolmente le proprie aspirazioni.
È poi Mathew, docente di matematica di una scuola primaria vicino Leeds che ha condiviso interessanti spunti su come facilitare l’apprendimento di ragazzi con disturbi di apprendimento attraverso particolari funzioni di lettura automatica degli iPad.

Tutto questo e molto altro è BETT, la fiera internazionale della didattica innovativa che si è tenuta a Londra da 23 al 26 gennaio.
Un’occasione di confronto, di osservazione e di riflessione sugli infiniti spunti che la tecnologia può offrire per supportare i docenti nelle scelte e nelle metodologie didattiche, le quali devono sempre più tenere conto degli stili cognitivi dei ragazzi, non solo per slogan, ma soprattutto per esigenza.

Un’occasione di formazione dinamica, di interazione e di condivisione con i maggiori esperti di didattica attraverso le nuove tecnologie: Google, Hp, Lenovo, gli esperti delle piattaforme Edmodo e Padlet, poi ancor Microsoft, Lego, software di realtà aumentata e molti altri.

Per quanto moltissimi spunti fossero obiettivamente rivolti in gran parte ad alunni di scuola primaria, l’entusiasmo che si è respirato, la dinamicità e la voglia di fare hanno offerto molti spunti di riflessione anche per la scuola secondaria. Il lavoro da fare è ancora tanto, ma quello che resta dopo questa esperienza è sicuramente la soddisfazione per aver potuto sperimentare l’entusiasmo di tanti docenti ed esperti provenienti da tutto il mondo: una grande voce che ci unisce e va controcorrente rispetto a chi l’entusiasmo non lo ha più o vorrebbe lasciare che la scuola rimanesse autoreferenziale e sempre la stessa, senza tenere conto della realtà che cambia, senza tenere conto dei ragazzi che cambiano.

Un’esperienza molto utile per trarre spunti da integrare ad un altro aspetto che ci si augura possa essere presente per migliorare ancora di più BETT il prossimo anno: la dimensione relazionale nei processi di apprendimento. Anche la scuola superiore può fare tanto da questo punto di vista, per dare un’opportunità vera ai ragazzi, per aiutarli a crescere e per far sì che la scuola all’avanguardia sia in grado di cambiare al meglio non per il solo gusto di essere innovativa, ma per saper coniugare questa attitudine soprattutto con un aspetto essenziale della vita umana, le emozioni.

Coniugando tecnologia, emozioni e relazioni potremo davvero costruire la scuola del futuro, quella di cui BETT è un importante seme, che anno dopo anno germoglia e diffonde il futuro. Il futuro che è già qui.

2019-02-01T09:30:19+00:00 31 Gennaio 2019|Innovazione|